NON PER UN DIO MA NEMMENO PER GIOCO.

Dal sito rockol.it

Il libro di Luigi Viva non è un “instant-book” su Fabrizio De André, ovvero un libro scritto sulla scia dell’emozione suscitata dalla scomparsa del cantautore l’11 gennaio 1999. Il progetto del libro risale agli anni dell’ album “Nuvole” (1990) e Luigi Viva ha iniziato a lavorarci nel 1992, quando Fabrizio ha dato il suo assenso all’operazione. Un libro che affonda le sue radici in un’amicizia tra i due nata dalla comune passione per la terra e il cui piano è stato studiato dall’autore con lo stesso De André. E’ stato lui a fornire una serie di nomi di persone da intervistare, per permettere una ricostruzione particolareggiata soprattutto degli anni dell’infanzia e della giovinezza, quelli in cui si delineano le passioni che accompagneranno Fabrizio per tutta la vita: la natura, l’attenzione per l’umanità disperata, l’anarchismo di George Brassens. Sono anche gli anni delle amicizie che resisteranno nel tempo, spesso nonostante la lontananza: quelle con Paolo Villaggio e Rino Oxilia tra tutte. De André ha avuto modo di rileggere gran parte del lavoro e di apportare aggiunte e correzioni. Il risultato è un libro che è capace di emozionare senza rinunciare a essere rigoroso: la vita di Fabrizio è ripercorsa attraverso i suoi ricordi e quelli di quanti hanno condiviso una parte del suo percorso. E’ una sorta di lunga e articolata intervista a più voci che ricorda nel montaggio certi bei documentari che capita di vedere a tarda notte in televisione. Proprio perché l’autore si mette in secondo piano rispetto ai protagonisti, intervenendo e commentando senza retorica e solo dove necessario, il libro restituisce nella sua interezza la figura di Fabrizio, uomo e musicista: in un certo senso ci regala ancora un po’ della sua voce, della sua poesia in cui si mescolano puttane e madonne, umanità disperata e umanità martire. La prima parte, quella che racconta degli anni che precedono il successo, indaga su quelli che saranno per De André i nodi da risolvere nella sua vita: il difficile rapporto con il padre e con il fratello maggiore, il rifiuto della propria posizione di borghese e di certo formalismo, il complicato rapporto con l’ alcool, la paura di esibirsi sul palco. Come in un romanzo di formazione, il libro di Viva ci porta alla scoperta delle origini della sensibilità tutta particolare di De André per la natura e i personaggi perdenti. Ma accanto al lavoro sull’uomo De André, c’è poi la ricerca sul De André cantante, la ricostruzione dei primi passi nel mondo della discografia, le amicizie con musicisti e poeti che lo porteranno via via a definire uno stile personale di scrivere e cantare canzoni. Il country, il jazz, la canzone francese, sono solo alcune delle esperienze musicali che formeranno Fabrizio, fino ad arrivare alle più recenti ricerche sulla musica del Mediterraneo raccolte in “Creuza de mä”, passando per una serie di collaborazioni importanti, come quella con De Gregori, Ivano Fossati, Massimo Bubola. Il libro – che esce in edizione economica presso la casa editrice Feltrinelli – si legge d’un fiato nonostante le sue oltre duecento pagine e permette di rivivere con autenticità l’avventura umana e artistica di un grande “falegname di parole”.

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